Il mio slogan: - "Sognando e fantasticando si rimane giovani." - "Vanitas vanitatum, et omnia vanitas" -

Giorni Ore Minuti Secondi
mancanti al 2027

Casa Mia:
Lat.: 45.756275°" Nord
Log.: 11.732543°" Est

Mappa

I Santi di Oggi
  • Santi Simone e Giuda, apostoli
  • San Ferruccio, martire
  • San Fedele, martire
  • Santi Vincenzo, Sabina e Cristeta, martiri
  • San Genesio, martire
  • San Salvio, vescovo
  • San Farone, vescovo di Meaux
  • San Germano, abate
  • Santi Francesco Serrano, vescovo, e Gioac

La mia storia in foto
gfd
Mariano Giacobbo Home Page
sito ufficiale

Ciao.
Mi fa molto piacere che Tu abbia scelto di visitare la mia Home_Page, non dimenticarti di ritornare, troverai sempre un amico.

Dio è eterno, l'uomo vive nel tempo. Come comprendere l'Incarnazione, la Resurrezione e il destino dell'uomo? Un percorso di ricerca tra fede, ragione e Logos, nel quale anche le convinzioni più profonde devono accettare di essere interrogate. Gesù della storia e Cristo della fede. Dalla nascita del cristianesimo ai grandi concili, dalla teologia medievale alle domande sull'anima, sulla libertà e sul male. Una rilettura critica della tradizione, senza rinunciare alla fede e senza pretendere di aver risolto ogni mistero. Credere senza rinunciare a pensare. Quattro libri per costruire un'interpretazione personale del cristianesimo. E un quinto, IL PENSIERO, per tornare sulle proprie conclusioni, riconoscerne i limiti e distinguere ciò che si crede da ciò che si può realmente dimostrare. IL PENSIERO – Rivisitazione critica dei miei libri. Non una smentita del percorso precedente, ma il suo confronto più esigente: sottoporre le proprie idee allo stesso giudizio critico riservato a quelle degli altri. Perché cercare la verità significa anche avere il coraggio di rimettersi in discussione.
I Miei Link Preferiti



Siti Cattolici
Il Vangelo del giorno

Proposta di lettura
 
Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le proprie idee… o le sue idee non valgono nulla… o vale nulla lui. - (Ezra Pound)

07:43 - Il sorriso è modellato da rare varianti di un gene
Regolano numero, forma e tempi di sviluppo dei denti

13:13 - iPhone Duo con schermi rotti, Apple sostituirà i modelli difettosi
Azienda riconosce il problema, 'ne siamo a conoscenza, interessa piccolo numero di unità'

19:45 - Alimentazione vegetale e longevity, i legumi la fonte proteica meno utilizzata dagli italiani
Astraricerche, uno su quattro sceglierà più vegetale tra 5-10 anni

14:15 - Halloween, a Dublino lo spettacolo “Fiain” tra musica e parata di marionette giganti
In migliaia ad assistere alla rappresentazione della compagnia teatrale Macnas di Galway

18:03 - Innovazione, al via le candidature per Innovators Under 35 Europe. Premi nel 2027
Presentato premio avviato da Mit Technology Review Italia, con il sostegno di Eni e Road

07:55 - Scrutinato il 50% dei seggi in Israele, avanti lo schieramento Netanyahu, verso il 50% dei seggi
Il premier: 'La coalizione ha una maggioranza, ampio governo di destra nazionale'

07:51 - Flávio Bolsonaro è in Florida e ha incontrato il fratello Eduardo
Prevista una conferenza stampa, forse già domani

07:29 - Trump annuncia un incontro tra Putin e Zelensky 'molto presto'
Il presidente Usa: 'Potranno essere fatti molti progressi'

07:50 - Blitz anti 'ndrangheta a Cosenza, ai domiciliari anche il sindaco di Corigliano
Flavio Stasi ai domiciliari. Operazione del Ros e dei carabinieri di Cosenza, 41 misure

22:03 - La manovra che verrà: flat tax per i giovani. Sull'Irpef si tratta ancora
Previsto un fondo di un miliardo per le pensioni anticipate. Meloni: 'Manteniamo gli impegni quadrando i conti'

20:28 - Le frasi shock degli agenti mentre Fakir era a terra: 'È schiattato', 'che me ne frega'
Per i consulenti del pm la morte di Fakir è dovuta a tre concause: agitazione, cocaina e posizione prona

21:07 - Piantedosi: 'Sugli scontri non è finita'. Il Mit precetta sciopero del 30. L'Usb, 'lo confermiamo'
'Proteste violente nelle piazze organizzate sui social come a Ceuta. Governo all'altezza e misure efficaci'

21:45 - Tifoso in coma, 8 arresti e confessa l'aggressore di 19 anni
E' fratello di un pentito e non va in carcere. Restano critiche le condizioni del 34enne

20:04 - La premier del Marocco all'opposizione: “Non siamo lampadari, ma coscienza e cervello"
La dura risposta di Fatima Ezzahra El Mansouri all’opposizione conservatrice in Parlamento diventa virale

07:56 - PRIME PAGINE | Israele spaccato, Netanyahu regge ma il blocco di Eisenkot è avanti


News Scientifiche dal sito: scienzenotizie.it
07:20 - Hawaii e Isola di Pasqua: il DNA svela le origini comuni dei loro abitanti, a 7.200 km di distanza
L’analisi del DNA di 1.050 persone rivela che nativi hawaiani e abitanti di Rapa Nui sono i polinesiani più vicini geneticamente, nonostante 7.200 km di distanza.

06:00 - PhotoTat: il tatuaggio fotosensibile che cambia colore con la luce
Un tatuaggio capace di cambiare colore o diventare quasi invisibile potrebbe rivoluzionare il mondo della body art. È quanto promette PhotoTat, un inchiostro fotosensibile sviluppato dai ricercatori dell’Università del Colorado Boulder, negli Stati Uniti. La tecnologia si basa su coloranti fotocromici, sostanze che modificano il proprio colore quando vengono esposte a specifiche lunghezze d’onda della […]

21:20 - I solchi di Marte sembrano scavati dall’acqua, ma gli scienziati sospettano un’altra origine
Un preprint guidato dall’Université Paris-Saclay ha studiato i solchi attivi di Sisyphi Cavi, vicino al polo sud di Marte. A fine primavera i dati infrarossi mostrano molto ghiaccio di CO2 e nessun deposito indipendente di ghiaccio d’acqua. Gli autori ipotizzano che il gas liberato dal gelo di CO2 mobiliti il sedimento. Il risultato vale solo per questa regione e non è ancora stato sottoposto a revisione tra pari.

20:30 - Cibo stampato in 3D nei supermercati Usa: Steakholder Foods lancia Perfecta, ma non è chiaro cosa sia davvero stampato
Steakholder Foods ha lanciato a settembre 2026 la linea vegetale Perfecta in 31 punti vendita del nord-est degli Usa. L’azienda non ha chiarito quali dei cinque prodotti siano stampati in 3D e sulle confezioni la tecnica non è indicata. Prodotti simili sono già in vendita in Europa. Costi, scala produttiva e calo delle vendite di carne vegetale negli Usa restano ostacoli.

19:50 - I più grandi misteri delle piramidi: 6 cose che gli esperti ancora non riescono a spiegare
BBC Science Focus passa in rassegna sei enigmi sulle piramidi, con le voci di tre studiosi. Il più concreto è un vuoto di almeno 30 metri nella piramide di Cheope, di cui si ignora la funzione. Restano aperti anche il trasporto dei blocchi, i condotti della Camera della Regina, le strutture nascoste in Sud America, il numero di piramidi in Sudan e l’origine di Caral. L’articolo non presenta nuove scoperte.

18:30 - Kodak ha tenuto per 31 anni un dispositivo nucleare nei suoi laboratori: cos’era il CFX e a cosa serviva
Dal 1975 al 2006 Kodak ha usato nei suoi laboratori un moltiplicatore di neutroni al californio-252, con 52 piastre di uranio altamente arricchito. Serviva a individuare impurità nei materiali e a fare radiografie con neutroni. Il dispositivo era sottocritico e sotto controllo governativo. Dopo lo smantellamento del 2007, la storia arrivò sui media nazionali nel 2012.

17:40 - Piccoli magneti aiutano a percepire il movimento di una mano protesica senza guardarla 🖐️
Piccoli magneti nei muscoli hanno permesso a una persona con un’amputazione di sentire una mano protesica aprirsi e chiudersi senza guardarla.

17:10 - Il James Webb scopre la galassia ad anello più distante: potrebbe essersi formata dopo una collisione cosmica 💫
Il JWST ha scoperto un anello di stelle nella galassia GS18660, osservata 2,1 miliardi di anni dopo il Big Bang: potrebbe essersi formato per una collisione.

11:50 - Melanoma, un vaccino personalizzato a mRNA riduce del 42% il rischio di recidiva o morte 🧬
Un vaccino personalizzato a mRNA, testato con pembrolizumab su oltre 1.100 pazienti, ha ridotto del 42% il rischio di recidiva o morte per melanoma.

07:25 - Inghilterra, riemergono i resti di un antico ospedale medievale per lebbrosi
Gli archeologi hanno scoperto nuove strutture nell’antico ospedale inglese per malati di lebbra, offrendo nuove informazioni sulle condizioni di vita dei pazienti nel Medioevo.

Da IL PENSIERO: Il Giudizio: quando non posso più mentire. (di Mariano Giacobbo)
Il Giudizio: quando non posso più mentire.
Se la libertà è reale, deve essere reale anche la possibilità di perdermi.
Altrimenti tutto ciò che ho scritto finora sarebbe soltanto un gioco.
Potrei scegliere il bene o il male, costruire o distruggere, amare oppure odiare, utilizzare ciò che mi è stato dato oppure sprecarlo, e alla fine nulla avrebbe realmente importanza.
Non è ciò che penso.
La libertà ha conseguenze proprio perché è libertà.
Ed è qui che incontro una delle parole più forti della tradizione cristiana: giudizio.
Ma che cosa significa essere giudicato da Dio?
Un Dio che non cambia idea.
La prima immagine che devo eliminare è quella più immediata.
Vivo.
Muoio.
Mi presento davanti a Dio.
Dio guarda ciò che ho fatto, valuta e infine decide che cosa fare di me.
Questa rappresentazione è comprensibile perché riproduce il funzionamento di un tribunale umano. Ma non è compatibile con il Dio dal quale sono partito.
Dio non acquisisce informazioni sulla mia vita quando muoio, non apre il mio fascicolo, non scopre qualcosa che prima ignorava, non riflette e non cambia opinione.
Non pronuncia una sentenza dopo aver valutato le prove.
Sarebbe ancora una volta un Dio immerso nel tempo.
Il Dio eterno vede la mia intera esistenza «tota simul».
La conosce senza determinarla.
Perciò il giudizio non può essere un cambiamento in Dio.
Deve riguardare me.
Essere davanti alla verità.
È qui che il giudizio assume per me un significato completamente diverso.
Durante la vita posso mentire.
Agli altri.
E soprattutto a me stesso.
Posso trovare giustificazioni. Posso chiamare necessità ciò che è stata convenienza, prudenza ciò che è stata paura, giustizia ciò che è stata vendetta.
Posso perfino fare il bene per ragioni che con il bene hanno poco a che vedere.
La coscienza umana possiede una capacità straordinaria di costruire racconti nei quali siamo quasi sempre dalla parte giusta.
Ma davanti a Dio che cosa rimane?
Se Dio è verità, essere davanti a Dio significa essere davanti alla verità di me stesso.
Senza alibi.
Senza costruzioni.
Senza la possibilità di raccontarmi una storia diversa da quella che ho realmente vissuto.
Questo, per me, è già giudizio.
Non Dio che finalmente scopre chi sono.
Io che non posso più nascondermi chi sono.
Il libro della vita.
Anche le immagini bibliche del giudizio assumono allora per me un significato diverso.
Il libro, le opere, la bilancia, la separazione.
Non ho bisogno di immaginare un archivio celeste nel quale siano state registrate tutte le mie azioni.
Il libro della mia vita l’ho scritto vivendo.
Ogni scelta ha contribuito a costruire la persona che sono diventato.
Ed è qui che ritorna la mia antropologia.
L’anima porta la mia storia: non una semplice registrazione cronologica degli avvenimenti, ma ciò che quelle esperienze e quelle scelte hanno fatto di me.
Io non arrivo davanti a Dio portando il mio curriculum.
Arrivo essendo diventato ciò che ho scelto di essere.
Il giudizio non riguarda soltanto ciò che ho fatto.
Riguarda ciò che, attraverso ciò che ho fatto, sono diventato.
I talenti.
Per questo continuo a trovare straordinariamente significativa la parabola dei talenti.
Non tutti ricevono la stessa cosa: uno riceve cinque, uno due, uno uno.
E proprio questa differenza impedisce di pensare il giudizio come una misura identica applicata meccanicamente a tutti.
Io non posso essere giudicato sulla vita di un altro. Non posso essere giudicato per un’intelligenza che non avevo, per opportunità che non ho ricevuto, per una consapevolezza alla quale non potevo arrivare.
Sono responsabile di ciò che ho potuto realmente fare con ciò che mi è stato dato.
Questo rende il giudizio infinitamente più personale di qualsiasi codice, perché due azioni esteriormente identiche possono nascere da libertà, consapevolezze e condizioni completamente differenti.
Noi vediamo l’azione.
Dio vede l’uomo.
E la misericordia?
Ma allora ritorna immediatamente la domanda: se il giudizio è verità, che cosa accade alla misericordia?
Non viene cancellata.
È precisamente qui che diventa decisiva.
Se la misericordia significasse fingere che il male non sia avvenuto, non sarebbe misericordia.
Sarebbe indifferenza.
Il padre del figlio prodigo non dice che il figlio non se ne sia mai andato.
Il figlio è partito, ha distrutto, ha sofferto, ha sbagliato.
E ritorna.
La misericordia non modifica retroattivamente la verità della sua storia.
Gli permette di non essere definitivamente prigioniero di quella storia.
È una differenza enorme.
Dio non deve scegliere tra verità e misericordia.
La misericordia permette all’uomo di stare nella verità senza essere annientato dalla propria colpa.
«La tua fede ti ha salvato».
E ritorno ancora una volta a quella frase di Gesù:
«La tua fede ti ha salvato.»
Adesso acquista un significato ancora più profondo.
Fede significa fiducia.
Se davanti alla verità di me stesso scopro anche tutto ciò che avrei potuto essere e non sono stato, potrei chiudermi, potrei rifiutare, potrei continuare a dire No.
Oppure potrei affidarmi.
Non perché improvvisamente il male diventi bene.
Non perché Dio cancelli magicamente la mia storia.
Ma perché credo nella sua misericordia più di quanto io possa essere schiacciato dalla mia colpa.
Il figlio prodigo non torna perché ha risolto il proprio passato.
Torna perché, nel fondo della propria miseria, si ricorda del padre.
Il giudizio non cambia Dio.
Qui la mia costruzione ritorna al punto di partenza.
Dio non diventa giudice quando io muoio, non passa dalla misericordia alla giustizia e non mi ama durante la vita per poi decidere, alla fine, se continuare ad amarmi.
Sarebbe nuovamente un Dio che cambia.
Sono io che, attraverso la mia libertà, costruisco il modo nel quale mi pongo davanti a Lui.
Il Padre rimane Padre.
La domanda è: io voglio ancora essere figlio?
Questa domanda è terribile proprio perché non posso scaricarne la risposta su Dio.
Inferno.
E allora devo arrivare alla parola che non posso evitare.
Inferno.
Se lo immagino soltanto come un luogo nel quale Dio manda chi ha violato determinate regole, torno immediatamente alla rappresentazione del tribunale.
Ma se la salvezza è relazione e la libertà è reale, posso comprendere l’inferno in un altro modo.
La possibilità definitiva del No.
Dio non cessa di essere Dio.
La misericordia non cessa di essere misericordia.
Ma una relazione non può essere imposta.
Se Dio costringesse l’uomo ad amarlo, distruggerebbe proprio quella libertà che rende possibile l’amore.
Questo è il punto estremo della mia costruzione.
Ho sostenuto che la libertà si realizza nel bene. Ma ho anche sostenuto che il libero arbitrio permette il male.
Devo quindi prendere sul serio la possibilità che l’uomo possa utilizzare la propria libertà contro la propria stessa realizzazione.
Il No deve essere possibile.
Altrimenti anche il Sì sarebbe necessario.
Ma chi può dire No fino alla fine?
Ed è precisamente qui che la mia speranza diventa enorme.
Non spetta a me stabilirlo.
E soprattutto non spetta a me riempire l’inferno.
Qui ritrovo la speranza che ho incontrato in von Balthasar.
Posso sperare per tutti.
Sperare non significa dichiarare che tutti saranno salvati. Se lo facessi, trasformerei nuovamente la libertà in una finzione.
Significa che non conosco nessun uomo così profondamente da poter affermare che il suo No sia definitivamente più forte della misericordia che gli si offre.
Il giudizio appartiene a Dio proprio perché soltanto Dio conosce interamente quell’Unicum.
Il problema del tempo ritorna ancora.
Anche il giudizio non può essere trasformato in un nuovo calendario dell’aldilà.
Dal mio punto di vista temporale posso parlare di morte, giudizio e vita eterna; ma Dio non mi conosce soltanto dopo la mia morte.
Mi ha sempre conosciuto.
Il giudizio riguarda me: la verità definitiva della mia relazione con Lui.
Giudicato dall’amore.
Alla fine mi accorgo che posso esprimere tutto questo con una formula molto semplice.
Sono giudicato dall’amore.
Non nel senso sentimentale per cui l’amore rende tutto indifferente.
È esattamente il contrario.
L’amore rende ogni scelta importante.
Quanto ho amato?
Quanto ho utilizzato ciò che mi era stato dato?
Quanto sono stato capace di riconoscere l’altro?
Quanto ho costruito e quanto ho distrutto?
Quanto del mio No dipendeva dalla mia libertà e quanto dai limiti, dalle ferite e dall’ignoranza che soltanto Dio può conoscere fino in fondo?
Io non posso fare questo calcolo.
Dio non ha bisogno di farlo.
Dio sa.
E forse è proprio questa la differenza definitiva tra il tribunale degli uomini e il giudizio di Dio: noi dobbiamo ricostruire una persona attraverso le prove.
Dio conosce la persona.
Interamente.
Una domanda che diventa risposta.
Rileggendo La Signora in Rosso mi sono accorto che questa idea era comparsa molto prima che io cercassi di darle la forma teologica che possiede oggi.
Avevo scritto:
«Come ho già scritto, lo considero un cambio di gioco, o con una metafora un cambio di giostra: scendiamo perché abbiamo visto, se non ancora compreso, che quella lì vicino è molto più bella e interessante.
Forse c’è qualcosa che resta. Forse è proprio quella domanda che non abbiamo mai smesso di porci, “chi sono?”, “da dove vengo?”, “dove vado?” A sopravvivere a tutto.
E forse, chissà, è proprio quella domanda che, in quel giorno, diventa risposta.»
Allora non avevo ancora costruito tutto il percorso che mi avrebbe portato a parlare dell’ipostasi, della «tota simul», della resurrezione come permanenza dell’identità e del giudizio come verità dell’uomo davanti a Dio.
Ma la domanda era già lì.
Chi sono?
Il giudizio è anche questo.
Non qualcuno che finalmente mi comunica dall’esterno la risposta, ma la caduta di tutto ciò che durante la vita mi ha impedito di vederla completamente.
La mia storia rimane.
Le mie scelte rimangono.
Ciò che ho fatto di me stesso rimane.
Ma davanti alla verità non posso più costruire un personaggio diverso dall’uomo che sono diventato.
E allora quella vecchia frase assume per me oggi un significato ancora più preciso:
la domanda diventa risposta.
Non perché finalmente conosco una definizione di me stesso.
Perché finalmente sono davanti alla verità di ciò che sono.
La porta.
Ritorno allora all’immagine della porta.
La misericordia la lascia aperta.
La fede mi permette di attraversarla.
La libertà mi permette anche di rifiutarla.
Non ho bisogno di immaginare Dio dall’altra parte mentre aspetta il momento di chiuderla.
Il problema non è se Dio voglia salvarmi.
Il problema è se io, arrivato alla verità di me stesso, voglia ancora entrare nella Relazione.
Per questo posso sperare per tutti senza dichiarare tutti salvati.
Posso credere nella misericordia senza cancellare il giudizio.
Posso credere nel giudizio senza trasformare Dio in un magistrato eterno.
E posso prendere sul serio l’inferno senza pretendere di sapere chi vi sia.
Alla fine rimane l’uomo: la sua storia, la sua identità, la sua libertà.
E davanti a lui la Relazione dalla quale proviene e verso la quale è chiamato.
Il giudizio è il momento della verità.
Non perché Dio scopra finalmente chi sono.
Perché io non posso più nascondere a me stesso chi sono.
La vertigine della Libertà. Perché la Chiesa ha paura del fine vita. (Mariano Giacobbo)
La libertà non è un diritto che ci viene “concesso” dallo Stato o dalla Chiesa. La libertà è la struttura stessa del nostro essere. È un diritto inalienabile dell’essere umano. Ma è una struttura drammatica. Come diceva il filosofo Luigi Pareyson, la libertà non è solo un potere, ma una responsabilità radicale: porta con sé il rischio di perdersi, di sbagliare, di compiere il male. Il male non è un’illusione o un difetto di fabbrica: è la possibilità concreta che nasce dal fatto che siamo liberi. Senza libertà non ci sarebbe il male, ma non ci sarebbe nemmeno l’amore. Non siamo nati con un guinzaglio al collo!
È per questo che, nella storia, le religioni e le società hanno cercato di “normare” la libertà. L’uomo ha paura della libertà. L’angoscia di dover scegliere senza certezze assolute è tale che, spesso, preferiamo delegare la nostra vita a un’autorità esterna (una legge, un dogma, un leader) pur di non doverne sopportare il peso. Sartre diceva che l’uomo è “condannato a essere libero”. E molti, davanti a questa condanna, preferiscono addormentarsi.
Ma per me, la libertà è assoluta. Non accetto compromessi su questo. L’uomo vero non è quello che fugge dalla responsabilità nascondendosi dietro il dogma o le convenzioni, ma quello che si assume il rischio di scegliere. Se la libertà è assoluta, e lo è, deve includere anche la possibilità di autodistruggersi. Si può discutere se sia una scelta “giusta” o “sbagliata”, ma quello è un problema della mia determinazione o, se volete chiamarlo così, del mio “libero arbitrio”, non della mia libertà. La libertà è il dato di fatto; la determinazione o “libero arbitrio” è come decido di usarla.
E qui arrivo al punto più cruciale, quello che mi tocca da vicino: il fine vita. Se parto dalla prospettiva cristiana, mi accorgo di una cosa sconvolgente: il mio Dio ha permesso alla sua creatura di eliminare l’uomo che ne era il riflesso perfetto. Sulla croce non è morto Dio, perché l’Immutabile non può morire, ma è morto l’uomo storico. Eppure, il Padre ha lasciato che succedesse. Ha accettato di veder distruggere la sua “trasparenza”, l’uomo Gesù, pur di non strappare la libertà all’umanità. Se nemmeno Dio ha impedito con la forza che la sua creatura crocifiggesse l’uomo in cui il Logos splendeva, perché dovrebbero farlo la Chiesa o lo Stato?
 La Chiesa tradizionale ci ripete che la vita non è nostra, ma è di Dio, e che noi siamo solo "amministratori" in attesa che Lui decida di riprendersi la Sua proprietà. Questa è una visione arcaica e falsa. Noi non nasciamo per un "volere" diretto di Dio che scende a manipolare la biologia, ma dall'incontro di due libertà umane (nostro padre e nostra madre), in un atto di somma libertà e amore, conscio o inconscio che sia. In quell'istante, la natura, obbedendo alle leggi fisiche imposte dal Creatore, genera un corpo. È Dio, in quel momento, che infonde in quel corpo l'anima e lo spirito, donandogli l'ipostasi. Ma di tutto il resto, la carne, il DNA, il degrado biologico, se ne occupano le leggi della natura.
Siamo abituati a dire: "Moriremo quando Dio vorrà". Ma non è assolutamente vero. Noi moriamo a causa delle leggi biologiche della nostra materialità, per la vecchiaia, per la malattia o per cause violente. Non muore perché un Dio dispotico ha deciso di "toglierci la vita" o di riprendersi il Suo "prestito". La tenda cade perché la materia, per sua natura, si degrada.
Dio non è un padrone che rivuole indietro la merce. Se ci ha donato la libertà, che è la Sua stessa natura, non può poi comportarsi come un despota. Un dono, se è vero, non ha il cartellino del prezzo o la data di scadenza dettati dal donatore. La vita ci è stata donata, e nel momento in cui è donata diventa nostra. La Scrittura stessa lo ribadisce, quando dice che Dio ha lasciato l'uomo «in balìa del suo libero arbitrio» (Sir 15,14) e gli ha messo davanti la vita e la morte, dicendogli: «Scegli» (Dt 30,19). La scelta è nelle mie mani, non in quelle di un tribunale ecclesiastico che pretende di decidere per me.
Se Dio mi ha reso libero, questa libertà deve essere totale, anche nel decidere come e quando concludere la mia esistenza. Io sono cattolico cristiano praticante, ma su questa questione sono un radicale incallito. Non accetto che qualcuno, un prete, un politico, un dogma biologico, mi imponga come vivere o come morire.
Ogni giorno scendo a compromessi per poter vivere tranquillo, per non travolgere le persone che amo con le mie battaglie. Ma sulla mia libertà di decidere del mio fine vita sono in trincea, e non scendo a patti. Se un giorno la mia “tenda” diventerà una prigione di dolore, non chiederò a nessuno di decidere per me. Spero solo di trovare chi abbia il coraggio di mettermi in mano una siringa, o un farmaco. Poi ci penso da solo.
Spero di avere attorno qualcuno che mi ami tanto da rischiare per me. Perché l’amore vero non è trattenere qualcuno contro la sua volontà per rispetto di un dogma, ma avere il coraggio di accompagnarlo nelle sue scelte più difficili, anche quando fa paura.
Quando ho riflettuto su queste cose, fino in fondo, mi sono ritrovato con le lacrime agli occhi per l’emozione. Perché ti trovi disarmato di fronte alla vertigine della tua stessa libertà. Ma so che la lotta per questa libertà sarà eterna. Troppi interessi economici e di potere ci girano intorno. Ma per quanto riguarda il fine vita, è una battaglia che stiamo vincendo. È solo questione di tempo. E io, finché il mio cuore regge, continuo a lottare.
Help: Per leggere più facilmente il testo clikare sul titolo sovrastante.
Dove raggiungermi e non dimenticarti di lasciare un commento alla mia e-mail

© copyright giacobbo mariano 2000 / 2026

188027