Il mio slogan: - "Sognando e fantasticando si rimane giovani." - "Vanitas vanitatum, et omnia vanitas" -

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Se Dio è Atto Puro, può davvero incarnarsi nel tempo? Gesù storico e Cristo eterno sono la stessa persona? Scopri una nuova architettura della fede: dall'Ipostasi alla Risurrezione ontologica. Ripensare il cristianesimo con la logica. L'Incarnazione è un errore logico? Perché l'Eucaristia non è carne. Il 'vizio di forma' della teologia medievale e la nuova logica del Logos. Una rilettura radicale della fede cristiana basata su Tommaso d'Aquino. Credere senza sospendere l'intelligenza. Un sistema logico per ripensare Dio, la Trinità e la Risurrezione. Dalla distinzione tra Gesù e Cristo alla vera natura dell'Eucaristia: esplora la Trilogia sulla Fede. I Libri: Chiavi di Lettura della Mia Trilogia (Fede, Ragione e Logos Vol. 1) Le Fondamenta della mia Fede: Cronaca di una rivoluzione interiore (Fede, Ragione e Logos Vol. 2) STORIA DEL CRISTIANESIMO: Quello che nessuno racconta (Fede, Ragione e Logos Vol. 3) Il Codice Eterno: Storia di un Monoteismo (Fede, Ragione e Logos Vol. 4)
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Proposta di lettura
 
Tutti pensano a cambiare l'umanità, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. - (Lev Tolstoj)

19:36 - Da Grado a Vienna dove l'ospitalità pet-friendly fa sul serio
Spiagge attrezzate, gelaterie dedicate, concierge canino

19:24 - La Quintana di Foligno si prepara al gran finale delle celebrazioni per l'ottantennale
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10:26 - In vendita a Venezia un’isola privata con fortino napoleonico
Un frammento di Laguna di 5.700 metri quadrati tra natura e storia

08:57 - Pakistan: incendio in un reparto di ginecologia, 14 neonati morti a Islamabad
Per l'esplosione di un compressore di un condizionatore d'aria

09:20 - Nuovo attacco ucraino a un sito di Wildberries in Russia
Un drone ucraino colpisce una casa nella regione russa di Lipeck, due morti

02:33 - Taglio delle accise verso la proroga, 'poi aiuti ai redditi bassi'
Un decreto è in arrivo sul tavolo del Consiglio dei ministri. Palazzo Chigi: 'L'obiettivo è il sostegno alle fasce più bisognose'. Salvini: 'Uno sconto fino a settembre, poi vorrei qualcosa di più continuativo'

09:39 - Tajani: 'Nessuno strappo con gli Usa, il legame prescinde dai singoli presidenti'
Al Meeting l'incontro 'La speranza da ri-costruire nella terra dei cedri' con il ministro degli Esteri. La diretta su ANSA.it il 26 agosto alle 13

07:36 - A Darline Graham le primarie in South Carolina, vittoria per Trump
La democratica socialista Thomas vince le primarie in Oklahoma per il Senato

09:37 - Pizzaballa: 'Momento molto duro, arginare la deriva estremista'
"I fatti sembrano smentire ogni attesa di cambiamento ma non dobbiamo arrenderci"

21:16 - La Rai cerca l'exit strategy per Ranucci, l'ipotesi del ritorno a una testata
 Lui: "Ho la coscienza pulita, rifarei tutto". Il legale: "L'azienda dovrebbe tutelarlo"

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Veloce stretta di mano. La rivolta dei governatori 'non mi inquieta'. Pronto alle preferenze

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L'annuncio del nipote Bryan Seave con un video sui canali dell'artista

08:20 - PRIME PAGINE | Putin boccia il piano di Zelensky, a Mosca il capo della Cia


News Scientifiche dal sito: scienzenotizie.it
06:46 -
La difterite è una malattia infettiva causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae. In alcuni casi il batterio produce una potente tossina che può danneggiare organi importanti, soprattutto il cuore e il sistema nervoso. La malattia colpisce principalmente la gola e le vie respiratorie e può provocare mal di gola, febbre, debolezza, difficoltà a deglutire e respirare. […]

06:38 -
Un fossile di Chiniquodon theotonicus, vissuto circa 236 milioni di anni fa, potrebbe cambiare ciò che sappiamo sull’origine del parto nei mammiferi. Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Mammal Science, l’analisi delle ossa di questo antico cinodonte ha rivelato una linea neonatale, un segnale legato alla crescita subito dopo la nascita. Confrontando la massa […]

13:50 -
A Singapore è stata accesa una piattaforma informatica sperimentale che integra 16 milioni di neuroni umani vivi nell'hardware per l'intelligenza artificiale. Frutto della collaborazione tra DayOne Data Centers, Cortical Labs e la National University of Singapore, il progetto mira a ridurre i costi energetici dei data center sfruttando l'efficienza dei circuiti biologici. Oltre alle applicazioni informatiche, la struttura condotta dal neuroscienziato Rickie Patani servirà per accelerare la ricer

12:47 -
Il ritrovare di ceramiche invetriate del XV e XVI secolo nell'Insula Meridionalis smentisce l'idea che Pompei sia rimasta del tutto abbandonata fino al 1748. Sotto la guida di Gabriel Zuchtriegel, gli scavi dimostrano che le rovine antiche vennero continuamente riutilizzate da contadini e pastori come abitazioni, depositi e focolari, mantenendo viva la memoria del sito sotto il nome di "Civita" fino all'eruzione del 1631.

07:49 -
Le misurazioni sui dadi ritrovati negli scavi raccontano una storia diversa da quella che ci si aspetterebbe. Per secoli l’equilibrio del cubo non è stato un requisito, e la spiegazione riguarda il modo di intendere il caso più che la qualità della manifattura. Un dado moderno è un cubo quasi perfetto, con facce uguali, baricentro […]

18:18 -
Vent'anni dopo la decisione dell'Unione Astronomica Internazionale di declassare Plutone a pianeta nano, le campagne pubbliche e politiche per il suo reintegro continuano a fallire. La classificazione si basa sull'incapacità di Plutone di "ripulire" la propria orbita nella Fascia di Kuiper. Gli astronomi confermano la scelta: modificare le regole per salvarlo costringerebbe a promuovere decine di altri oggetti sferici, rendendo la definizione scientifica priva di utilità.

12:52 -
La tomba, scoperta nel sito archeologico di Gnezdilovo, vicino a Suzdal, in Russia, conteneva i resti di un uomo di alto rango insieme a un cavallo, un cane e numerosi oggetti legati alla vita militare ed equestre. La scoperta è avvenuta durante gli scavi condotti nel cimitero medievale di Gnezdilovo. Secondo l’Istituto di Archeologia dell’Accademia […]

12:43 -
Secondo quanto riportato nel video diventato virale, una famiglia avrebbe fatto una sorprendente scoperta nelle prime ore del mattino, trovando nell’acqua una figura scura dall’aspetto insolito. Le immagini, riprese sott’acqua, mostrano quello che sembra essere un organismo dotato di molteplici arti e di una particolare struttura che sporge dal corpo. Alcuni utenti affermano si tratti […]

09:50 -
Sottoponendosi a un protocollo sperimentale di nove mesi basato su 20 ore di digiuno giornaliero, alimentazione mediterranea ricca di antiossidanti, 90 minuti di esercizio ad alta intensità e un sonno rigorosamente programmato, il quarantasettenne Dean Ho ha monitorato in tempo reale le proprie funzioni vitali. L'analisi molecolare condotta da sistemi di intelligenza artificiale ha rivelato una contrazione dell'età biologica a 31,8 anni, accompagnata da un calo della frequenza cardiaca a riposo

15:20 -
Nella contea di Gonghe, in Cina, l'installazione del parco fotovoltaico di Talatan ha ridotto il vento e l'evaporazione dal suolo, favorendo la crescita spontanea della vegetazione. L'aumento del manto erboso, che minacciava l'efficienza dei pannelli, è stato integrato con il pascolo di migliaia di pecore locali, trasformando la struttura in un modello agrivoltaico che contrasta l'erosione e sostiene l'economia rurale.

Da: SECONDO LE SCRITTURE. κατὰ τὰς γÏαφάς (kata tas graphás) - (Mariano Giacobbo)
Romani
 La ricostruzione e il cortocircuito
Se 2Corinzi è la crisi, Romani è la ricostruzione. Se 2Corinzi è la notte, Romani è l’alba. Se 2Corinzi è la soglia, Romani è l’ingresso. È qui che Paolo tenta di dare forma definitiva al suo pensiero, dopo aver attraversato la frattura più profonda della sua vita interiore.
Siamo intorno al 57 d.C. Paolo si trova a Corinto, alla fine del suo terzo viaggio missionario. Ha concluso la sua opera in Oriente e ora guarda a Occidente. La comunità cristiana di Roma non l’ha fondata lui: è nata spontaneamente, probabilmente da ebrei e proseliti tornati dalla Pentecoste. Ma pochi anni prima, nel 49 d.C., l’imperatore Claudio aveva espulso gli ebrei da Roma “a causa di Chrestusâ€, come riferisce Svetonio. È probabile che si trattasse di conflitti interni tra ebrei e i primi seguaci del Cristo. Quando gli ebrei poterono rientrare, dopo la morte di Claudio nel 54, trovarono una comunità profondamente trasformata, ormai in larga parte composta da cristiani provenienti dal paganesimo. Questa frattura identitaria è la tensione reale che fa da sfondo alla lettera.
    Fin dai primi versetti Paolo cita una formula cristologica antichissima:
«Gesù, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, è stato costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito mediante la risurrezione».
Molti interpreti, condizionati da secoli di teologia dogmatica, leggono in queste parole una semplice dichiarazione di ciò che Gesù sarebbe stato fin dall’inizio. Ma questa è una sovrapposizione tardiva.
Paolo non sta dicendo che Gesù era Dio fin dalla nascita e che la risurrezione è stata solo una messa in scena. Non sta rimuovendo un velo: sta descrivendo un passaggio reale. Se la divinità fosse stata già pienamente presente e operante nel Gesù terreno, la risurrezione sarebbe un atto formale, quasi superfluo. Per Paolo, invece, la risurrezione è il momento in cui l’umanità di Gesù viene investita di una realtà nuova: l’uomo storico viene assunto e trasformato nel Cristo eterno.
Qui si vede tutta la distanza tra l’intuizione paolina e la dogmatica successiva. La teologia classica, a partire dai Concili e sistematizzata da Tommaso d’Aquino, ha costruito il dogma dell’â€unione ipostaticaâ€: Gesù sarebbe una sola persona divina in due nature fin dal concepimento. Ma questo dogma cozza contro un principio teologico inattaccabile.
Come ho già spiegato in Chiavi di Lettura, c’è un limite che molti dimenticano per ingenuità: l’onnipotenza di Dio non significa che Egli possa fare qualunque cosa. Dio non può andare contro la sua stessa natura. E la natura di Dio è l’immutabilità, l’atemporalità, la tota simul di Boezio. Come insegna lo stesso Tommaso, Dio è Atto Puro. Se Dio è immutabile, non può “diventare†carne, non può entrare nel tempo subendo un mutamento ontologico. L’incarnazione, intesa come ingresso di Dio nella biologia, è una contraddizione in termini. L’unica cosa che la mia ragione mi concede è immaginare Gesù come il riflesso perfetto di quel Logos, la trasparenza umana dell’eterno nella storia.
A questo punto, qualcuno mi dirà che davanti a questo mistero devo smettere di usare la ragione e affidarmi solo alla fede, perché la ragione non può spiegare tutto. Questa obiezione è un’altra ingenuità. Qui la ragione non sta pretendendo di spiegare l’ineffabile; sta semplicemente constatando l’impossibilità logica dell’unione ipostatica. E come affermava lo stesso Tommaso d’Aquino, è un grave errore usare la fede dove la ragione basta e arriva a conclusioni chiare. Se la logica ci dice che l’Immutabile non può mutare, accettare l’incarnazione biologica non è un atto di fede, è un atto di cieca rinuncia all’intelligenza.
Per Paolo, invece, non è l’Eterno che scende nella carne, ma è l’uomo storico che, mediante la risurrezione, viene assunto nell’eternità. Non è il Logos che si trasforma in Gesù; è l’ipostasi di Gesù che, trascendendo la carne, viene accolta nel Logos. La risurrezione non è la messa in scena di una divinità già presente, ma il passaggio definitivo dall’esistenza temporale all’esistenza eterna. Qui l’ontologia soppianta definitivamente la cronaca.
Per costruire questa architettura grandiosa, Paolo deve compiere un gesto radicale: dichiarare la carne impotente. Carne, per lui, non è il corpo biologico, ma la condizione temporale dell’uomo: la sua fragilità, la sua finitezza, la sua esposizione al fallimento. È la storia, la Legge, la genealogia, il merito. Per esaltare la grazia assoluta, Paolo deve dimostrare l’assoluta impotenza umana. Per rendere Cristo necessario, deve rendere l’uomo incapace. Per far trionfare lo Spirito, deve dichiarare la carne irredimibile. È qui che nasce il cortocircuito antropologico: Paolo vince la sua battaglia ontologica, ma al prezzo di sacrificare la libertà dell’uomo. La libertà non scompare, ma viene ridotta a una impotenza strutturale: l’uomo è libero, sì, ma libero solo di fallire.
Cosa dice Paolo: il peccatore seriale
In Romani 3, Paolo dipinge un quadro dell’umanità a tinte oscurissime. Vuole dimostrare che nessuno può salvarsi osservando la Legge, perché tutti sono prigionieri del peccato. Scrive:
«Tutti infatti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Rm 3,23).
Per Paolo, l’uomo non è solo uno che sbaglia: è un “peccatore seriale irredentoâ€. E in Romani 7 spinge questa diagnosi fino al paradosso, descrivendo l’uomo come scisso in due. La mente vuole il bene, ma la carne lo trascina inesorabilmente al male. L’uomo diventa un automa prigioniero della propria biologia:
«Io non compiango il bene che voglio, ma il male che non voglio... Misero uomo io! Chi mi libererà da questo corpo che porta alla morte?» (Rm 7,19.24).
È un esistenzialismo nero. Per Paolo, la Legge di Mosè non serve a curare l’uomo, serve solo a diagnosticare la sua malattia terminale. La carne vuole il bene, ma non può compierlo.
Cosa penso io: la finitezza, non la colpa.
Qui devo fermarmi e prendere le distanze da Paolo, rigettando con tutte le mie forze questa visione. L’uomo descritto in Romani 7 non corrisponde alla verità.
Non siamo nati colpevoli: siamo nati liberi. Se la libertà può anche scegliere il male, l’essere umano non è mai obbligato a farlo, come invece sembra affermare Paolo. Il “peccato†di cui parla Paolo non è una macchia genetica, una malattia biologica o una colpa ereditaria trasmessa da un primordiale Adamo.
Se vogliamo fare un’analisi onesta, il “peccato†è semplicemente la condizione stessa dell’essere umano: la sua finitezza e la sua umanità. È la sua libertà, con la possibilità reale di scegliere il male e di opporsi al bene.
Come ho spiegato nella mia Trilogia, Dio ha lasciato che la possibilità del male esistesse come condizione necessaria perché la nostra libertà fosse reale. Se togli all’uomo la possibilità di dire “Noâ€, ti rimane solo un cane ammaestrato che può solo abbaiare “Sìâ€. Il male non è voluto da Dio, ma è lo spazio che Lui ha dovuto lasciare aperto per renderci liberi. Gli angeli, e poi l’uomo, hanno preso quel “No†che Dio aveva scartato per Sé e, a volte, lo hanno reso reale.
L’uomo non è un misero automa. È una creatura fragile, gettata in un campo dove il male esiste, chiamata a esercitare la sua libertà. Paolo, per esaltare la grazia di Cristo, finisce per distruggere il capolavoro della libertà divina, trasformando l’errore umano in una condanna biologica.
Per dimostrare questa tesi dell’impotenza umana, Paolo non si affida solo alla sua riflessione, ma chiama in causa l’autorità dell’Antico Testamento. È qui che il suo uso del «come sta scritto» diventa spietato.
In Romani 3, per provare che tutti sono peccatori, Paolo fa un vero e proprio collage di citazioni dai Salmi e da Isaia, lanciando la sua sfida:
«Come sta scritto: Non c’è nessun giusto, neppure uno; non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti insieme si sono corrotti; non c’è chi faccia il bene, non ce n’è uno solo» (Rm 3,10-12).
Ma cosa c’è davvero “scritto†nell’Antico Testamento? Se andiamo a leggere i testi originali (come il Salmo 14 o il Salmo 53), scopriamo che il Salmista non stava affatto descrivendo l’intera umanità come un «peccatore seriale». Il Salmista stava parlando degli empi, dei nemici di Israele, degli stolti che opprimono il giusto.
Paolo, però, compie un’operazione midrashica radicale: strappa questi versetti dal loro contesto storico e li applica a tutto il genere umano. Non sta citando una profezia sull’uomo, sta costruendo un’accusa. Per poter dire che la salvezza è un dono gratuito che non dipende dalle opere, Paolo deve prima azzerare il conto. Deve distruggere l’idea che l’uomo, con le proprie forze, possa fare il bene.
In questa sua lettura, il «come sta scritto» diventa un’arma giuridica per chiudere l’uomo in un angolo. Ma, come abbiamo visto, è un’arma che usa contro la libertà umana, trasformando la nostra finitezza in una condanna biologica.
Per capire come Paolo sia arrivato a questa concezione così drastica, dobbiamo guardare al suo Terzo movimento: la grande contrapposizione tra Adamo e Cristo.
Cosa dice Paolo: il contagio di Adamo.
 Per spiegare perché l’umanità intera si trovi in questa condizione di peccato, Paolo costruisce in Romani 5 la grande contrapposizione tra Adamo e Cristo. Per Paolo, Adamo non è solo il primo uomo, ma l’origine di una sorta di contagio biologico e giuridico. Scrive:
«Come per la caduta di uno solo [Adamo] si è riversata su tutti la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo [Cristo] si riversa su tutti la giustificazione che dà vita» (Rm 5,18).
La logica di Paolo è quella di una catena genetica e legale: il gesto di un solo uomo, Adamo, ha infettato la natura di tutti i suoi discendenti. Siamo peccatori non perché pecchiamo, ma pecchiamo perché siamo già nati peccatori, irrimediabilmente segnati dalla colpa del progenitore. La teologia cristiana successiva ha costruito su questo passo tutta la dottrina del peccato originale.
Cosa penso io: finitezza, non colpa genetica.
Anche qui, la mia posizione è radicalmente diversa e rifiuta questa lettura. Come ho avuto modo di spiegare in Il Codice Eterno, nessuno oggi nel XXI secolo può pensare che la Genesi rappresenti storicamente quanto è successo nel rapporto fra Dio e l’Uomo. La teologia tradizionale, partendo da Tommaso d’Aquino, ha costruito castelli di pensiero che non reggono alla storia: ha presunto un Uomo creato come un angelo, puro spirito, e che a causa di una disobbedienza viene relegato in un corpo materiale e in un mondo immanente.
Se leggiamo la realtà ontologicamente, il quadro cambia. Il peccato d’origine non è una colpa che ci portiamo dietro come un marchio genetico trasmesso da Adamo. Il nostro spirito, infatti, è generato direttamente all’interno della relazione d’amore tra il Padre e il Figlio: lo stesso Tommaso afferma che tutte le cose traggono origine da quella relazione trinitaria. Sarebbe ontologicamente impossibile che Dio, in cui il male è assente o è stato eternamente isolato, generi uno spirito già macchiato. Come potremmo avere un marchio che ci allontana da Lui fin dal concepimento? Per questo il peccato originale non può sussistere nella nostra ipostasi: essa proviene da Dio ed è pura. La nostra storia è fragile perché si svolge in un mondo dove il male è già presente.
Qualcuno, riprendendo Tommaso, mi potrebbe dire che il peccato originale è originato per mancanza della grazia santificante subito dopo la nostra creazione. Ma qualcuno sta forse pensando che Dio abbia più linee di creazione per l’uomo? Una per i santi, una per i profeti, una per i preservati, o una per i dannati eterni? Oppure l’uomo è creato uomo e basta? Dopo la creazione, quello che uno poi diventa dipende esclusivamente dalla sua libertà. L’unico margine di differenza che mi permetto di ammettere è che, nella Sua onnipotenza, Dio affida talenti diversi a ciascuno, come nella parabola di Gesù. Ma lo spirito alla partenza è uguale per tutti: generato nella Trinità, ed è puro.
Il male, dunque, non è una scelta biologica obbligatoria, ma una condizione ontologica che ci precede all’esterno.  
La libertà, infatti, non è un dono concesso all’uomo: è la struttura stessa dell’Essere, che Dio non può negare senza negare Sé stesso. Cosa significa questo? Significa che Dio è Atto Puro, Spirito assoluto, e la Sua essenza è la libertà totale. Come ha magnificamente teorizzato Luigi Pareyson, la libertà di Dio è vittoria sul nulla: Egli ha eternamente scartato il «No» (il male, il nulla) per dire il suo «Sì» alla vita e all’essere. Ma Dio, essendo immutabile, non può contraddirsi. Se avesse creato esseri privi di libertà, automi programmati per obbedirgli, avrebbe generato una realtà in contrasto con la Sua propria natura. Ci avrebbe creato esseri incapaci di un vero amore, perché l’amore e la fedeltà non sono tali se non sono scelti in alternativa al rifiuto.
Proprio per questo, se prendiamo sul serio che Dio ha lasciato la libertà agli angeli ribelli e la possibilità di agire, allora il male è uno spazio che esiste prima del nostro arrivo. Il peccato d’origine è semplicemente il trovarsi a giocare la propria partita della libertà all’interno di un campo già minato dal male. È la fragilità di un figlio esposto a un nemico più grande che esiste da prima di lui. L’umanità non eredita una macchia morale, eredita la fragilità di essere liberi in un mondo dove il «No» a Dio è possibile..
Cosa dice Paolo: il Battesimo come morte e resurrezione.
A questo punto, se l’uomo è prigioniero della carne e della colpa, come ne esce? Paolo risponde in Romani 6 con la teologia del Battesimo. Per Paolo, il Battesimo non è un semplice lavacro, ma una partecipazione reale alla morte e resurrezione di Cristo:
«Non sapete che quando siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti... così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,3-4).
Per Paolo, immergersi nell’acqua significa seppellire il “vecchio uomo†dominato dal peccato, per risorgere come “nuova creatura†sotto la grazia.
Cosa penso io: un rito di filiazione, non una lavatrice spirituale.
Se non esiste una colpa originale trasmessa biologicamente, il battesimo non può più essere compreso come un atto di remissione di una colpa mai commessa. Non è una lavatrice spirituale che cancella un marchio genetico.
Diventa piuttosto un rito di filiazione, un ingresso simbolico e comunitario in una storia, in una tradizione, in un principio di vita. Non cancella un peccato che non c’è, ma inaugura un cammino: un’appartenenza, una direzione, una promessa.
La prova provata ci viene dal battesimo di Gesù al Giordano. Non poteva certo essere un atto di remissione, perché in lui non c’era alcuna colpa da cancellare. È stato invece un gesto di filiazione e di appartenenza, l’inizio simbolico di una missione. E se il battesimo di Cristo non è stato un lavacro di colpa, allora anche il nostro non può essere ridotto a questo. È un passaggio di stato, un simbolo del cambiamento dell’essere umano che sceglie di appartenere allo Spirito. Nello stesso tempo, se non esiste una colpa trasmessa, non può esserci nemmeno una preservazione
Cosa dice Paolo: il dramma dell’io diviso (Rm 7).
 Ma se l’uomo è sotto la grazia, perché continua a peccare? Per spiegare questa resistenza della natura umana, Paolo scrive in Romani 7 la pagina più drammatica e esistenzialmente “nera†di tutto il Nuovo Testamento. Descrive l’uomo come radicalmente scisso:
«Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio... Non abita in me, cioè nella mia carne, il bene. C’è in me il volere del bene, ma non la capacità di compierlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio... Misero uomo io! Chi mi libererà da questo corpo che porta alla morte?» (Rm 7,19-24).
Per Paolo, il peccato non è solo un atto della volontà, ma una forza cosmica quasi parassitaria che abita nella “carneâ€. L’uomo diventa un prigioniero, un automa incapace di compiere il bene che la sua mente desidera. La Legge di Mosè, in questo scenario, non fa che peggiorare le cose: non cura l’uomo, si limita a diagnosticare la sua malattia terminale, illuminando la sua incapacità. È un tunnel senza luce.
la liberazione nello Spirito (Rm 8).
 Ma quel tunnel alla fine, conduce alla luce. La liberazione, per Paolo, non avviene lottando contro la carne, ma oltrepassandola. Romani 8 è l’uscita trionfale:
«Non c’è dunque ormai nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte» (Rm 8,1-2).
L’uomo non è salvato perché vince la carne con le sue forze, ma perché la trascende in Cristo. La legge dello Spirito soppianta la legge della carne.
Cosa penso io: la salvezza è ontologica, non biologica.
 Qui Paolo torna vicino alla mia visione. La carne è il supporto temporale che si degrada, l’ipostasi (anima e spirito) è ciò che permane e viene assunta nell’Eterno. Romani 7 prova che la carne è irredimibile; Romani 8 prova che la salvezza è ontologica, non biologica. E se la salvezza è ontologica, la risurrezione non può essere fisica. È il passaggio di stato di cui parlavamo a Corinto: il corpo si degrada, ma l’identità profonda sopravvive.
Il cortocircuito: il Dio parziale
Ma proprio qui, dopo aver distrutto la Legge per esaltare la grazia, Paolo si trova davanti a un problema. Ha tolto la Legge, ma ha bisogno di sostituirla con qualcosa di altrettanto forte. E poiché la salvezza viene solo dallo Spirito di Cristo risorto, allora stabilisce che solo chi crede in Cristo si salva.
È il punto più problematico della sua teologia, il vero cortocircuito. Se solo chi crede in Cristo si salva, la salvezza diventa un recinto. Dio appare parziale. L’Amore Assoluto sembra selettivo.
Il dramma raggiunge il suo apice nei capitoli 9-11, dove Paolo affronta il destino di Israele: se la salvezza viene solo da Cristo, cosa ne sarà degli ebrei che non gli hanno creduto? Paolo soffre per i suoi fratelli «secondo la carne» (Rm 9,3) e cerca faticosamente una via d’uscita. Nei capitoli 9-11 compaiono altre due volte i suoi rassicuranti «come sta scritto», a conferma che sta ancora leggendo la storia attraverso la lente del midrash. In Rm 11,26, citando Isaia, annuncia che «da Sion uscirà il liberatore», sperando che gli ebrei, i rami naturali dell’ulivo, vengano un giorno reinseriti. Ma attenzione: Paolo non annuncia una salvezza universale e incondizionata. La sua speranza resta legata alla fede in Cristo. L’uomo si salva solo se crede.
E per difendere la libertà sovrana di Dio, l’Apostolo arriva a teorizzare un’elezione incondizionata che lascia l’uomo privo di qualsiasi vera autonomia, paragonandolo a un «vaso di creta» nelle mani del vasaio che fa ciò che vuole. È il punto di non ritorno della sua architettura teologica.
Qui non vogliamo accusare Paolo di “razzismo teologicoâ€: lui è figlio del suo tempo, sta costruendo un sistema in cui Cristo è il centro di tutto, e cerca onestamente di salvare le radici del suo popolo. Tuttavia, è partendo da questa rigida impostazione paolina, per cui la salvezza viene solo dallo Spirito di Cristo risorto, che la teologia cristiana successiva ha costruito un sistema esclusivista. Ha trasformato la salvezza in un recinto: solo chi crede in Cristo, solo chi entra nella Chiesa, si salva.
Qui si tocca il limite più problematico della teologia di Paolo, un cortocircuito che la mia ragione stenta ad accettare. Se la salvezza viene solo dallo Spirito di Cristo risorto, e se Dio, come il vasaio, sceglie a chi donare la misericordia, allora la salvezza diventa un recinto. L’Amore Assoluto sembra farsi selettivo, dividendo l’umanità tra salvati e perduti.
Ma un Dio che crea l’uomo libero e fragile, per poi predestinarne alcuni alla salvezza e altri alla perdizione, non risponde all’idea di giustizia che Gesù ci ha consegnato: la volontà del Padre è che nessuno vada perduto, e con “nessuno†io intendo tutta l’umanità. Se la Genesi afferma che ogni essere umano porta in sé l’immagine divina, allora nell’Amore di Dio non può esistere alcuna forma di esclusione. La salvezza non è un recinto riservato a chi possiede la fede esplicita, ma un abbraccio universale che riconosce in ogni uomo lo splendore del Logos.
La goccia e il mare: il vero destino dell’uomo
E tuttavia, nonostante il limite antropologico, Paolo intuisce la via d’uscita. La liberazione non è un premio morale, è un passaggio ontologico. L’uomo non è salvato perché è buono, ma perché è limitato. Non è salvato per sua natura, ma perché è fragile. Non è salvato perché crede, ma perché riconosce i suoi limiti e il bisogno di aiuto.
L’uomo è come una goccia che, dopo aver attraversato la sua forma individuale, ritorna al mare dell’Essere senza perdere la propria identità profonda. La goccia non è annullata: è compiuta. È assunta nella pienezza. È qui che la mia visione si innesta naturalmente: l’uomo non è un misero automa schiacciato dalla carne, come lo descrive Romani 7. È una ipostasi che, mantenendo intatte tutte le caratteristiche di una vita vissuta nel bene, è chiamata all’Eterno: a far parte di quel Corpo Mistico che vive nel Figlio.
Ho già mostrato altrove come la destinazione dell’ipostasi sia il Figlio eterno, ciò che Teilhard chiamava Punto Omega. Qui uso il termine Corpo Mistico in un senso pienamente ontologico, andando oltre la definizione tradizionale che identifica questo Corpo con la Chiesa intesa come comunità dei credenti. Per me, il Corpo Mistico è la forma eterna del Figlio, l’organismo spirituale dell’Unità ricomposta. È lì che ogni ipostasi trova la sua pienezza, quando la sovrastruttura materiale è finalmente superata. Questa è la conclusione del mio pensiero: l’uomo nasce dalla relazione e ritorna alla relazione, nel Figlio che accoglie ogni coscienza nella sua vita eterna.
I capitoli successivi (12-16) abbandonano invece l’alta teologia per scendere nella pastorale pratica: esortazioni morali, regole per la comunità e lunghi saluti finali. Non è lì che dobbiamo cercare l’evoluzione del suo pensiero.
Paolo ha compiuto un’opera geniale: ha portato Cristo dalla carne allo Spirito, dal tempo all’eterno. Ha liberato Dio dal tempo cronologico. Ma per farlo ha sacrificato la libertà dell’uomo. Ha vinto la sua battaglia ontologica, ma al prezzo di un errore antropologico.
Eppure, il suo slancio verso l’alto non si ferma qui. Per superare il cortocircuito di Romani, Paolo dovrà andare oltre la teologia dello Spirito, fino a sfiorare il mistero del Logos. È lì che ci condurrà il prossimo capitolo.
Da: ERRORE DI SISTEMA. La Crisi dell’Europa (Di: Mariano Giacobbo)
 
La Nuova Teocrazia Digitale.
Dopo aver analizzato il vuoto lasciato dalle religioni tradizionali, dobbiamo chiederci: l’Occidente ha davvero disinstallato la fede dal suo server? O l’ha semplicemente spostata su un nuovo server?
L’uomo europeo, dichiarandosi “None†rispetto a Dio, non ha rinunciato a cercare risposte. Ha semplicemente cambiato interlocutore. Non si rivolge più al Cielo, ma allo Schermo. La nuova religione dell’Occidente è la Tecnica.
L’illusione dell’interlocutore
Viviamo in un tempo in cui la tecnologia non è più soltanto uno strumento, ma una presenza costante. L’Intelligenza Artificiale è quella che più interroga la nostra coscienza e la nostra unicità. Non perché possa davvero replicarla, questo è impossibile, ma perché rischiamo di delegarle parti del nostro pensare, del nostro scegliere, del nostro immaginare a un sistema senza coscienza.
Come aveva messo in guardia Umberto Galimberti, già nel lontano 1999, la tecnica non è più solo un mezzo, ma l’ambiente stesso in cui viviamo. Non tende a uno scopo, non promuove un senso, ma funziona. E proprio in questo funzionamento rischia di assorbire l’uomo, riducendo la sua libertà.
Il pericolo non è che l’Intelligenza Artificiale diventi “più umana†dell’uomo, ma che l’uomo smetta di esercitare la sua irripetibile capacità di pensare. Se ci abituiamo a farci sostituire nei piccoli atti del pensiero quotidiano, ricordare, decidere, interpretare, rischiamo di intaccare la dimensione più preziosa della nostra unicità: la libertà di attribuire senso.
La Rivoluzione Silenziosa:
la Gen X al comando
Ma chi sono i nuovi “Amministratori di Sistema†che gestiscono questo ambiente? Non sono i vecchi politici o i sacerdoti. Come analizza  Paolo  Benanti, siamo di fronte a un cambio della guardia generazionale.
La vera forza trainante è la Gen X (i nati tra il 1965 e il 1980). È la generazione “invisibileâ€, cresciuta tra analogico e digitale, che ha reagito al vuoto di senso non con la preghiera, ma con il pragmatismo del codice.
Nomi come Elon Musk, Larry Page, Sergey Brin, Jeff Bezos sono i nuovi patriarchi. Hanno guardato le vecchie strutture di potere (banche, stati, media tradizionali) e le hanno trovate obsolete. Invece di riformarle, le hanno disinstallate.
Hanno creato economie parallele: PayPal ha aggirato le banche, Amazon ha dismesso il commercio tradizionale, Google ha sostituito la cultura come intermediario. È stata una rivoluzione silenziosa: mentre noi discutevamo di crisi della fede, loro riscrivevano il sistema operativo del mondo.
Il nuovo feudalesimo:
l’utente come servo della gleba
Qui l’analisi tecnica diventa agghiacciante. Yanis Varoufakis ha definito questo scenario “Tecnofeudalesimoâ€.
Non siamo più in una democrazia liberale. Siamo entrati in un nuovo Medioevo digitale.
Le piattaforme (il Cloud, i social, la rete) sono i nuovi “feudiâ€. I padroni della Silicon Valley sono i nuovi “Signoriâ€. E noi, gli utenti “Nones†convinti di essere liberi e autonomi, siamo i servi della gleba digitali.
Come i contadini medievali non potevano vivere fuori dal castello del signore, noi non riusciamo più a concepire un’esistenza sociale, lavorativa o relazionale fuori da questi feudi (Facebook, X, Amazon, Google).
L’algoritmo è il nuovo “padre†che decide cosa è giusto per noi. La libertà dell’utente è un’illusione ottica: noi lavoriamo per il signore producendo dati (il raccolto), e in cambio riceviamo servizi gratuiti (la protezione del castello).
L’inganno della Meritocrazia
La nuova religione tech predica la meritocrazia, ma è un mito che nasconde un bug fatale: la concentrazione di potere.
Nella Silicon Valley, l’élite tecnologica ha trasformato l’accesso all’informazione da diritto universale a privilegio di classe. Un pugno di persone controlla la ricchezza e il potere decisionale che un tempo apparteneva agli stati.
Il rischio estremo è che questo potere computazionale stia compiendo un’operazione che nessuna religione era mai riuscita a fare: sostituire l’ordine democratico. I nuovi signori digitali influenzano le elezioni e dettano politiche globali.
La perdita dell’unicità
La sfida ultima è antropologica. L’IA lavora per schemi, probabilità, medie. L’uomo, invece, è definito dall’imprevisto, dall’intuizione, dall’errore creativo.
Se l’Europa dei “Nones†si affida totalmente a questo sistema, si uniforma. Perde quella “scrittura irripetibile†che è la coscienza umana. Diventiamo così una società di macchine biologiche che interagiscono con macchine digitali, in un loop vuoto di senso.
Il server digitale offre connessione istantanea, ma non offre speranza. Offre risposte veloci, ma non verità profonde. Dobbiamo essere chiari sulla differenza tecnica: il Server cristiano, Dio, conosce l’uomo. Sa chi sei, ti ama nella tua unicità, ti relaziona a lui. Il server digitale, invece, si limita a profilarti. Non gli importa chi sei, gli importa solo prevedere cosa farai. Non cerca il tuo valore intrinseco, ma la tua utilità predittiva. Sei una voce in un dataset, non un volto.
È una religione fredda, che non salva l’uomo, ma lo archivia.
L’uomo occidentale ha rimosso Dio per non avere più un padrone. Ma la sua “fuga dalla religione†è finita in una trappola peggiore.
Abbiamo scambiato un Padre che chiedeva amore e responsabilità con un “Sistema Operativo†che chiede obbedienza cieca e dati personali.
Siamo entrati in una teocrazia senza Dio, dove i dogmi sono scritti in codice binario e dove il peccato non è più morale, ma tecnico: essere offline, essere non tracciabili.
Il “None†pensava di essere libero. In realtà è solo un terminale passivo nel server di qualcun altro.
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